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Discorso di Michael Jackson alla Oxford University - 2001

mija.jami
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Discorso di Michael Jackson alla Oxford University - 2001 Empty Discorso di Michael Jackson alla Oxford University - 2001

Messaggio Da mija.jami il Ven 4 Mag - 0:09

Oxford University - 6 marzo 2001. Michael tiene un discorso sulla famiglia e la necessità di un dialogo fra genitori e figli,per promuovere la Heal the Kids foundation. Eccolo:

" Grazie, grazie miei cari amici, dal profondo del mio cuore per avermi accolto con tanto amore, e grazie anche a Lei, Signor Presidente, per avermi invitato, ne sono veramente onorato. Vorrei anche ringraziare Schmuely, che è stato il Rabbino di Oxford per oltre 11 anni. Insieme abbiamo lavorato tanto al progetto Heal The Kids, e al nostro libro sui bambini, e in tutto ciò che abbiamo fatto sei stato un amico adorabile e di
grande aiuto.
Vorrei anche ringraziare Toba Friedman, direttrice delle operazioni Heal The Kids, che stasera è tornata alla sua alma mater dove è stata Marshall Scholar, e anche Marilyn Piels, un altro membro importante del team di Heal the Kids.
Sono onorato di avere l'opportunità di parlare in un luogo che in passato ha ospitato persone come Madre Teresa, Albert Eistein, Ronald Reagan, Robert Kennedy e Malcom X. Ho sentito che anche Kermit la Rana (Muppets Shows, ndr) è stato qui, e mi sono sempre sentito in sintonia con l'affermazione di Kermit che non è facile essere verde. Sono sicuro che per lui non sia stato tanto più facile di quanto non lo sia per me ora.

Durante un sopralluogo qui ieri, non ho potuto fare a meno di rendermi conto della grandezza e della maestosità di questa grande istituzione, per non parlare delle brillanti menti che per secoli hanno popolato questi corridoi. I muri di Oxford, non solo hanno ospitato i più grandi geni della filosofia e della scienza - ma hanno anche lanciato alcuni dei più grandi autori di letteratura infantile, da JRR Tolkien a CS Lewis. Oggi mi hanno
permesso di visitare il salone della Chiesa di Cristo per vedere Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll immortalata nei vetri delle finestre. E persino uno dei miei compaesani, il grande Dr. Seuss ha graziato questi saloni lasciando un segno nell'immaginario di milioni di bambini in tutto il mondo.

Credo di dover iniziare giustificando la mia presenza qui ed elencando le qualità che stasera mi permetteranno di tenere questo comizio.

Amici, non pretendo di avere la stessa esperienza accademica di coloro che hanno parlato in questa aula in passato, come sicuramente loro non possono dire di saper fare il moonwalk - e, sapete, Einstein era veramente maldestro in questo. Ma sicuramente posso dire di aver visto e conosciuto luoghi e culture che la maggior parte della gente non conosce nemmeno. La conoscenza non è fatta solo di biblioteche piene di carta e inchiostro - è anche fatta dai volumi di conoscenza che sono scritti nel cuore degli uomini, modellati sull'animo umano e incisi nella psiche di tutti noi.
E,amici, ho raccolto talmente tante esperienze in questa mia vita relativamente breve che non riesco a credere di avere solo 42 anni. Spesso dico a Schmuely che dentro di me mi sembra di avere almeno 80 anni - e stasera cammino anche come se avessi 80 anni.
(allude al fatto che aveva il piede rotto e quindi camminava con le stampelle)

Vi prego quindi di ascoltare il mio messaggio, perché ciò che vi dirò stasera può aiutarci a guarire l'umanità e il nostro pianeta.

Per mezzo della grazia di Dio, ho avuto la fortuna di raggiungere molti degli obiettivi professionali e artistici che mi ero prefisso quando ero più giovane. Ma questi, amici, sono solo record, e i record non sono sinonimo della mia personalità. Anzi, quel ragazzino carino che cantava Rockin' Robin e Ben alla folla in adorazione non era necessariamente lo stesso che si celava dietro quel sorriso. Stasera, più che come un' icona del Pop (qualsiasi cosa significhi) vengo da voi come l'icona di una generazione, una generazione che non sa più cosa significa essere bambini.

Siamo tutti il prodotto della nostra infanzia.Io sono il prodotto di un'assenza completa di infanzia. La mancanza di quell'età preziosa e meravigliosa in cui ci interessa solo giocare, completamente persi nei nostri genitori; in cui l'unica preoccupazione è
studiare per il compito di grammatica del lunedì mattina.
Quelli di voi che conoscono i Jackson Five, sanno che ho iniziato ad esibirmi all'età di 5 anni e che da allora non ho mai smesso di ballare o cantare. E mentre cantare e ballare rimane senza ombra di dubbio una delle mie più grandi gioie, quando ero giovane volevo solo essere un ragazzino normale. Volevo costruire le case sugli alberi, fare le battaglie con i palloncini ad acqua, e giocare a nascondino con gli amici. Ma il fato ha
voluto diversamente e non mi restava altro che invidiare gli altri che giocavano e si divertivano intorno a me. Non c'era un attimo di distrazione dal mio lavoro.
La domenica andavo in Predicazione, il termine usato per descrivere il lavoro di porta a porta dei Testimoni di Geova. Era in quelle occasioni che avevo la possibilità vedere la magia dell'infanzia altrui. Dato che ero già una celebrità, dovevo camuffarmi con barba, gommapiuma e occhiali e passavamo la giornata in giro per le case dei sobborghi nel sud della California, facendo il porta a porta o distribuendo il nostro giornale, "La
Torre di Guardia", nei supermercati. Adoravo poter entrare in quelle case normalissime e vedere i ragazzini giocare a Monopoli e le nonne con i nipotini e tutte quelle scene meravigliosamente ordinarie della vita di ogni giorno. Lo so, molti potrebbero obiettare che non si tratta poi di niente di eccezionale, ma per me erano assolutamente estasianti.
Una volta pensavo di essere l'unico ad essere cresciuto senza una vera e propria infanzia. Credevo, infatti, che ci fossero solo pochissime persone in grado di condividere le mie stesse sensazioni. Quando recentemente ho incontrato Shirley Temple Black, la grande baby star degli anni 30 e 40, all'inizio non ci siamo detti niente. Abbiamo semplicemente pianto insieme, perché era in grado di capire la mia tristezza come solo i miei carissimi
amici Elizabeth Taylor e Maculay Culkin possono.
Non vi sto dicendo questo per guadagnarmi la vostra simpatia, ma per farvi capire il primo punto importante che vorrei presentarvi:non sono solo le star di Hollywood ad aver sofferto per la perdita dell'infanzia.

Oggi, questo fenomeno rappresenta una vera e propria calamità, una catastrofe al livello globale. L'infanzia è diventata la più grande perdita della vita odierna. Tutto intorno a noi stiamo creando eserciti di ragazzini che non hanno conosciuto la gioia, a cui non è stato concesso il diritto e la libertà di sapere cosa significa essere bambini.
Al giorno d'oggi, i bambini sono costantemente incoraggiati a crescere in fretta, come se questo periodo conosciuto come infanzia fosse un momento da superare subito, un peso da cui liberarsi in fretta.

E su questo posso dirvi di essere uno dei più grandi esperti al mondo.

La nostra è una generazione che ha dovuto assistere all'abrogazione dell'accordo fra genitori e figli. Gli psicologi pubblicano continuamente libri su quanto sia distruttivo negare ai bambini l'amore incondizionato che è così necessario per un sano sviluppo della mente e la formazione del carattere. E, a causa di tutta questa indifferenza, troppi dei nostri bambini devono, essenzialmente, crescere da soli. Crescono lontani dai loro genitori, dai nonni e dagli altri membri della famiglia, come se tutto
intorno si fosse dissolto quel legame indistruttibile che una volta legava una generazione con l'altra.
Questa violazione ha dato vita ad una nuova generazione, potremmo chiamarla
Generazione O, a cui ora è stata passata la torcia dalla Generazione X.
La 'O' sta per una generazione che ha tutto per quanto riguarda
l'esteriorità (in inglese 'Outside' sta per esteriore, ndr), benessere,
successo, bei vestiti e macchine costose, ma un vuoto tagliente dentro.

Quella cavità nel nostro petto, quel semplice nucleo, quel vuoto al centro di quel luogo dove una volta batteva il nostro cuore e dove prima c'era amore.

E non sono solo i bambini a soffrire. Anche i genitori soffrono.
Quanto più coltiviamo piccoli adulti nei corpi di bambini, tanto più perdiamo le nostre qualità di essere un po' come loro, e c'è tanto per cui vale la pena mantenere alcuni aspetti dei bambini anche da adulti.

L'amore, signore e signori, è il legame familiare più importante dell'umanità, il lascito più caro, l'eredità più preziosa. Ed è un tesoro che passa da una generazione all'altra.
Forse le generazioni precedenti non avranno goduto del benessere che abbiamo avuto noi, magari non avevano l'elettricità e il riscaldamento, ma in queste case non c'era il buio e non erano fredde. Erano illuminate dal bagliore dell'amore e riscaldate dal vero calore del cuore umano. I genitori, senza distrazioni di lusso e arrivismo, davano ai propri bambini la precedenza su tutto.

Come tutti saprete, i nostri due paesi hanno avuto una disputa su alcune affermazioni di Thomas Jefferson, riguardo "certi diritti innegabili".
E mentre fra Americani e Inglesi potrebbe continuare la disputa, ciò che non si può assolutamente mettere in discussione è il fatto che i bambini hanno certi diritti inalienabili, e la graduale erosione di questi diritti ha portato alla mancanza di gioia e sicurezza nelle vite di milioni di bambini in tutto il mondo.

Dunque, vorrei proporre di stilare in ogni casa una Dichiarazione Universale
dei Diritti del Bambino
, i cui punti fondamentali siano:

Il diritto di essere amati, senza doverselo guadagnare

Il diritto di essere protetti, senza doverselo meritare

Il diritto di sentirsi importante, anche se sei venuto al mondo senza niente

Il diritto di essere ascoltato, senza dover risultare interessante

Il diritto di poter ascoltare una fiaba a letto, senza dover competere col tg della sera o EastEnders

Il diritto all'educazione senza doversi beccare un proiettile a scuola

Il diritto di essere considerato adorabile, anche se hai una faccia che
solo una madre potrebbe amare.


Amici, la conoscenza e la coscienza umana devono avere inizio con la
consapevolezza di essere amati.

Prima di sapere se hai i capelli rossi o castani, prima di sapere se sei bianco o nero, prima di sapere di che religione sei, devi sapere che sei amato.

Circa 12 anni fa, quando stavo per iniziare il Bad Tour, un ragazzino venne a visitarmi con in suoi genitori a casa in California. Stava morendo di cancro e mi disse quanto amasse me e la mia musica. I suoi genitori mi dissero che era destinato a morire, e che sarebbe potuto succedere da un giorno all'altro. Io gli dissi: "fra tre mesi aprirò il mio tour proprio nella tua città, Kansas. Voglio che tu venga allo show. Ora ti regalerò una
giacca che ho indossato in uno dei miei video". I suoi occhi si illuminarono e mi disse: "vuoi regalarla a me?". Io gli dissi di si, "ma mi devi promettere che la indosserai al concerto". Stavo cercando di fargli tenere duro. Gli dissi che quando sarebbe venuto allo show, avrei voluto vederlo con quella giacca e quel guanto e gli regalai uno dei miei guanti di paillette - e non sono solito regalare quei guanti.

Era in paradiso. Ma forse lo era già troppo, perché quando andai a Kansas, era già morto. L'avevano seppellito con la giacca e il guanto. Aveva solo 10 anni.

Dio solo sa, e io so, quanto abbia cercato di vivere. Ma almeno quando è morto, sapeva di essere amato, non solo dai suoi genitori, ma anche da me, un perfetto sconosciuto. Io gli volevo bene. E con tutto quell'amore sapeva di non essere venuto al mondo da solo, come non se ne è andato da solo.

Se vieni al mondo sapendo di non essere solo e te ne vai allo stesso modo, riesci ad affrontare tutto ciò che accade nel cammino della vita.
Un professore potrebbe bocciarti, ma non ti sentirai inferiore, un boss potrebbe opprimerti, ma non ti sentirai oppresso, una potente azienda potrebbe sconfiggerti, ma trionferai comunque. Come potrebbero prevalere solo buttandoti giù? Tu sai che sei una persona amata. Il resto è solo contorno.
Ma se non puoi dire di essere amato, sei condannato a cercare qualcosa che riempia quel vuoto. Non importa quanti soldi fai o quanto sia famoso, ti sentirai comunque vuoto. Stai solo cercando amore incondizionato, vuoi solo essere accettato per quello che sei, ed è questo che ti è stato negato quando sei venuto al mondo.

Amici, lasciate che vi faccia un quadro della situazione. Questo è un giorno qualunque in America: sei ragazzi al di sotto dei 20 anni si suicideranno, 12 ragazzini sotto i 20 anni moriranno per armi da fuoco. Sto parlando di un giorno, non di un anno. 399 bambini saranno arrestati per abuso di droga, 1.352 nasceranno da madri minorenni. E questo accade in uno dei paesi più ricchi e sviluppati del mondo. Si, nel mio paese c'è un'epidemia di violenza superiore a qualsiasi altro paese industrializzato. Questo è il modo in cui i ragazzi in America esprimono il loro dolore, la loro rabbia.
Ma non pensate che non ci sia la stessa angoscia, la stessa sofferenza nei ragazzi qui nel Regno Unito.
Alcuni studi condotti in questo paese dimostrano che ogni ora, tre minorenni in Inghilterra affliggono il proprio corpo, spesso tagliandosi o bruciandosi o prendendo un'overdose. È il modo che hanno scelto per superare il dolore o l'agonia dei sentimenti.
In Gran Bretagna, appena il 20% delle famiglie cenano insieme una volta all'anno. Una volta all'anno!
E che fine ha fatto la cara vecchia tradizione di leggere ai nostri figli una favola la sera? Alcune ricerche svolte negli anni 80 hanno dimostrato che i bambini a cui vengono lette le favole, hanno molte meno difficoltà nelle materie letterarie superando di gran lunga i compagni a scuola. Eppure, meno del 33% dei bambini inglesi dai 2 agli 8 anni hanno
l'opportunità di ascoltare una favola la sera quando sono a letto. Non vi sembrerà molto grave, ma dovete pensare che ai loro genitori, quando avevano la loro stessa età, venivano lette ogni sera.

È chiaro che non dobbiamo chiederci da dove vengano tutta questa sofferenza, tutta questa rabbia e questi comportamenti violenti. È evidente che i ragazzi si stiano ribellando contro l'indifferenza, urlando la propria rabbia per essere notati.

Varie agenzie di protezione per l'infanzia in America hanno riportato che ogni anno sono milioni i bambini vittime di maltrattamento nella forma di abbandono. Sì, abbandono. In ricche case, piene di ogni tipo di gadget elettronico. Case dove i genitori tornano, ma non ci sono veramente, perché la loro testa è ancora in ufficio. E i loro figli? Beh, ai loro figli resta giusto qualche briciola di emozione. E non puoi avere molto dalla TV, dal computer o dai video.

Questi numeri così freddi, che per me alterano l'animo e turbano lo spirito, dovrebbero spiegarvi perché ho dedicato tanto del mio tempo e delle mie risorse per far si che il nostro progetto Heal The Kids sia un successo colossale.

Il nostro obiettivo è semplice: ricostruire quel legame fra genitori e figli, rinnovare la promessa ed illuminare il cammino a tutti i bambini che un giorno dovranno camminare da soli sulla terra. Ma dato che questa è la mia prima lezione pubblica, e mi avete accolto così calorosamente nei vostri cuori, vorrei dirvi ancora alcune cose. Tutti noi abbiamo la nostra storia, e in quel senso le statistiche potrebbero diventare qualcosa di personale.

Dicono che essere genitori è un po' come ballare. Tu fai un passo, tuo figlio ne fa un altro. Ho scoperto che spingere i genitori a ri-dedicarsi ai propri figli è solo una faccia della medaglia. L'altro lato è preparare i bambini a ri-accettare i propri genitori.

Quando ero molto giovane, avevo un cane, si chiamava Black Girl, un incrocio fra un lupo e un cane da caccia. Non solo era un ottimo cane da guardia, era tanto timorosa e nervosa che non so come non svenisse ogni volta che passava un camion o che c'era un temporale. Io e mia sorella Janet davamo a quel cane tanto affetto, ma non siamo mai riusciti a conquistare la fiducia che le era stata tolta dal suo precedente padrone.
Sapevamo che la picchiava. Non sapevamo con cosa, ma qualsiasi cosa fosse, era abbastanza forte da inaridire l'anima di quella povera bestia.

Molti bambini oggi sono cuccioli feriti che si sono auto-svezzati dal bisogno d'amore. Non potrebbero fregarsene di meno dei loro genitori. Lasciati a se stessi, scelgono di prediligere la propria indipendenza. Hanno continuato per la propria strada, lasciandosi i genitori dietro.
Poi, ci sono i casi ben peggiori in cui i ragazzi hanno scelto di covare animosità e risentimento verso i genitori, pronti a rinfacciare ogni minimo errore.

Stasera, voglio che nessuno di noi faccia questo errore.

È per questo che voglio esortare tutti i figli del mondo - a cominciare da noi qui presenti stasera - a perdonare i propri genitori, se ci siamo sentiti messi da parte. Perdoniamoli, e insegniamo loro ad amare di nuovo.

Forse non vi suonerà nuovo sapere che non ho avuto un'infanzia proprio idilliaca.
La forte tensione che c'è fra me e mio padre è risaputa.
Mio padre è un uomo molto duro e ha sempre spinto molto me e i miei fratelli, sin dalla tenera età, a dare il meglio di noi stessi. Aveva molta difficoltà a mostrare il suo affetto. Non mi ha mai detto di volermi bene.
E non si è mai nemmeno complimentato. Se facevo un grande show, mi diceva che era buono. Se lo spettacolo era buono, non diceva niente. Ciò che sembrava gli importasse più di ogni altra cosa era il nostro successo commerciale. E in quello era più che abile. Mio padre era un manager geniale ed io e i miei fratelli dobbiamo il nostro successo professionale al modo in cui ci ha sempre spinti. È stato lui a coltivare il mio talento
di showman e sotto la sua guida non potevo fare passi falsi.

Ma io volevo il mio papà. Volevo un padre che mi dimostrasse amore. E mio padre non l'ha mai fatto. Non mi ha mai detto "ti voglio bene" guardandomi negli occhi. Non ha mai giocato con me. Non mi ha mai portato a cavalcioni, non mi ha mai buttato un cuscino o un palloncino d'acqua. Però ricordo di una volta, avevo circa quattro anni, e c'era una piccola fiera e lui mi prese in braccio e mi mise su un pony. Fu un gesto da poco. Probabilmente lui se ne sarà dimenticato cinque minuti dopo, ma grazie a quel momento ho riservato un posto speciale per lui nel mio cuore.
I bambini sono fatti così:le piccole cose significano tanto. E per me quel momento significò tutto. È stata la prima e l'ultima volta in tutta la mia vita, ma mi ha fatto stare bene su di lui e sul mondo intero.

Ora sono padre anch'io, e mi capita di pensare ai miei figli, Prince e Paris, e su quanto desideri che pensino a me quando saranno cresciuti.
Vorrei che ricordassero quanto li abbia voluti sempre vicini a me ovunque andassi,quanto abbia cercato di metterli davanti a qualsiasi altra priorità.
Ma dovranno affrontare molti ostacoli. I miei figli sono costantemente inseguiti dai paparazzi, e non hanno sempre l'opportunità di andare al parco o al cinema con me. E se una volta cresciuti ce l'avranno con me? Quanto influiranno le mie scelte sulla loro gioventù?
"Perché non abbiamo avuto un'infanzia normale come tutti gli altri?", potrebbero chiedermi. Prego che in quel momento i miei figli mi diano almeno il beneficio del dubbio. Che si dicano: "nostro padre ha fatto del suo meglio, dato le poche scelte che aveva. Magari non sarà stato perfetto, ma è stato un uomo caloroso e decente, che ha cercato di darci tutto l'amore del mondo".

Spero che si concentrino sempre sulle cose positive, sui sacrifici che faccio per loro, invece di criticarmi per le cose a cui dovranno rinunciare o per gli errori commessi durante la loro crescita.

Siamo tutti figli di qualcuno, e sappiamo che per quanto uno si sforzi, gli errori ci saranno sempre. Fa parte dell'essere umano.
Quando penso a questo, a quanto speri che i miei figli non mi giudichino male e che mi
perdonino, mi ritrovo a pensare a mio padre e, malgrado ciò che ho detto poco fa, sono costretto a pensare che mi ha dovuto amare. Mi amava, e io lo sapevo. Erano delle piccole cose che me lo dimostravano.
Quando ero piccolo, ero molto goloso - lo eravamo tutti. Andavo matto per le ciambelle
glassate e mio padre lo sapeva. Così, ogni tanto scendevo giù in cucina e
sulla dispensa trovavo una busta con dentro le ciambelle glassate - nessun
biglietto, nessuna spiegazione - solo le ciambelle. Era come Babbo Natale.
Certe volte, avevo voglia di rimanere sveglio la notte per vederlo lasciarle lì, ma proprio come Babbo Natale, non volevo rovinare la magia per paura che non l'avrebbe più fatto. Mio padre le lasciava lì nel mezzo della notte, perché non voleva che qualcuno lo cogliesse nel suo punto debole. Aveva paura delle emozioni umane, non capiva o non sapeva come gestirle. Ma c'erano le ciambelle.
Se do libero sfogo alla memoria, mi vengono in mente altri ricordi, ricordi di piccoli gesti, che, anche se imperfetti, provano come facesse ciò che poteva.

Dunque, stasera, piuttosto che focalizzare la mia attenzione su quello che mio padre non ha fatto, voglio sottolineare tutte le cose che ha fatto e sulle sue sfide personali. Voglio smetterla di giudicarlo. Ho iniziato a riflettere sul fatto che mio padre è cresciuto nel sud, in una famiglia molto povera. È cresciuto durante la Depressione e suo padre, che lavorava tutto il giorno per dar da mangiare ai figli, non dimostrava molto affetto alla sua famiglia ed ha cresciuto mio padre ed i suoi fratelli con un pugno di ferro.
Chi potrebbe immaginare come deve essere stato per un uomo di colore crescere nel sud, privato di dignità, senza alcuna speranza, cercando disperatamente di diventare un uomo in un mondo che ti vede come subordinato?
Sono stato il primo cantante di colore il cui video è stato trasmesso su MTV ed è stato un grande evento. E stiamo parlando degli anni 80!

Mio padre si trasferì in Indiana ed ebbe una famiglia numerosa, lavorava tantissime ore al giorno in acciaieria, un lavoro che uccide e umilia lo spirito. Tutto solo per mandare avanti la sua famiglia. Cosa c'è di strano se aveva difficoltà ad esternare i propri sentimenti? C'è forse qualcosa di strano se ha voluto indurirsi, costruire delle barriere emozionali? E soprattutto, non c'è da stupirsi se ha spinto i propri figli verso il successo, così che non avessero una vita indegna e povera, che lui conosceva benissimo. Ho imparato a vedere la severità di mio padre come una forma d'amore, magari non giusta, ma comunque amore. Mi ha spinto perché mi amava, perché voleva che nessun altro dovesse patire ciò che aveva patito lui. E ora, col tempo, l'amarezza ha lasciato il posto alla grazia. Più che rabbia, sento assoluzione. Più che una rivincita voglio riconciliazione. E la rabbia iniziale ha lasciato il posto al perdono.

Quasi dieci anni fa, ho fondato un'associazione, la Heal The World. Il nome era qualcosa che sentivo dentro. Non sapevo in realtà che, come poi mi ha fatto notare Schmuely, queste parole sono il fondamento della profezia del Vecchio Testamento.
Se credo veramente che questo mondo possa essere sanato, nonostante a tutt'oggi sia ancora angustiato dalle guerre e dai genocidi? Penso davvero che i nostri bambini possano essere guariti, malgrado vadano a scuola armati e sparino ai propri compagni, come è successo alla Columbine, o picchino a morte un povero barbone indifeso, come è capitato a Jamie Bulger?
Certo che ci credo, altrimenti non sarei qui stasera.

Ma tutto ha inizio dal perdono. Perché sanare il mondo significa risanare se stessi, e per guarire i bambini, prima di tutto dobbiamo ritrovare il bambino che è in noi.
In quanto adulto, e in quanto genitore, mi sono reso conto che non posso essere un uomo completo, o un genitore capace di amare incondizionatamente, se prima non metto da parte i fantasmi della mia infanzia. Ed è questo che vi chiedo stasera. Vivete secondo il 5° comandamento. Onora i tuoi genitori e non li giudicare. Dai loro il beneficio del dubbio.
È per questo che voglio perdonare mio padre e smetterla di giudicarlo. Voglio perdonarlo, perché voglio un padre e questo è l'unico che ho. Voglio buttarmi dietro il peso del passato, voglio essere libero di iniziare un nuovo rapporto con mio padre, per il resto della mia vita, incondizionato dai fantasmi del passato.

In un mondo pieno di odio, dobbiamo ancora provare ad amare.
In un mondo pieno di rabbia, dobbiamo provare ancora ad amarci.
In un mondo pieno di disperazione, dobbiamo ancora provare a sognare.
In un mondo pieno di sfiducia, dobbiamo ancora crederci.


A tutti coloro che si sentono abbandonati dai propri genitori, chiedo di mettere da parte il proprio disappunto. A tutti quelli che si sentono maltrattati dai propri padri e dalle proprie madri, chiedo di non continuare a farsi del male. Infine, a tutti coloro che vorrebbero allontanare i propri genitori, chiedo di porgere loro una mano.
Vi sto chiedendo, mi sto chiedendo, di amare i propri genitori incondizionatamente, così che possano imparare ad amare da noi, i loro figli. Così che finalmente l'amore possa ritornare a regnare in un mondo desolato e sperduto.

Una volta, Schmuely mi ha parlato della profezia biblica secondo cui verranno un mondo e un tempo, in cui "i cuori dei genitori verranno risanati attraverso i cuori dei loro figli".
Amici miei, noi siamo quel mondo, non siamo quei bambini.

Mahatma Gandhi ha detto: "Il debole non è in grado di perdonare. Il perdono è un
attributo dei forti".
Stasera, siate forti. Dovete essere più forti che mai, dovete vincere la sfida più importante:ricostruire quel legame rotto.
Dobbiamo superare qualsiasi tipo di difficoltà la nostra infanzia possa averci creato e-detta nelle parole del Rev. Jesse Jackson-perdonarsi a vicenda, redimersi gli uni con gli altri e andare avanti. Questo richiamo al perdono non può sicuramente cambiare le cose da un momento all'altro, ma almeno è un inizio, e il risultato è che tutti ci sentiremo meglio.

Quindi, signore e signori, voglio concludere questo mio discorso con la fede, la gioia e l'entusiasmo.

Da oggi in poi, possa il mondo ascoltare un nuova melodia.

Lasciate che questa melodia sia il suono dei bambini che sorridono.

Lasciate che questa nuova melodia sia il suono dei bambini che giocano.

Lasciate che questa nuova melodia sia il canto dei bambini.

Lasciate che questa nuova melodia sia il l'ascolto dei genitori.

Insieme, creeremo una sinfonia di cuori, gioendo del miracolo dei nostri bambini e riempiendoci della bellezza dell'amore.

Saniamo il mondo e cancelliamo il suo dolore.

Fa che tutti possiamo cantare insieme una meravigliosa canzone.


Dio vi benedica tutti, e vi voglio bene. "


Vi posto anche l'audio del discorso. Purtroppo i video sono stati rimossi da youtube.

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Certo che ascoltarlo direttamente dalla voce di Michael fa tutto un altro effetto....
Mi piace molto l'ultimo video.

Spero di avervi fatto cosa gradita,anche se il discorso è lungo.


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Discorso di Michael Jackson alla Oxford University - 2001 Empty Re: Discorso di Michael Jackson alla Oxford University - 2001

Messaggio Da ale.mj il Ven 4 Mag - 17:20

Ora devo spegnere, l'ho letto, poi lo ascolto... Bellissimo...

    La data/ora di oggi è Gio 28 Mag - 5:46