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Blood on the Dance Floor di MJ, 15 anni dopo - La strana storia dietro il successo globale!

Giady-MJ
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Messaggio Da Giady-MJ il Gio 10 Mag - 17:51

Articolo di Joe Vogel a colloquio con Teddy Riley (21 marzo 2012)

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Il 6 giugno 1990 il produttore/musicista Teddy Riley avrebbe dovuto essere alla festa di compleanno del suo amico e collega membro della band. Invece trascorse la notte ai Soundworks Studios sulla 23° Avenue nel Queens a lavorare sui groove per niente popò di meno che il Re del Pop, Michael Jackson.

"Dissi [al gruppo] che avevo un sacco di lavoro da fare" ricorda Riley. "Michael era la mia priorità. Stavo per andare in California per incontrarlo e lui voleva che portassi il mio miglior lavoro".

E' stata una decisione fortunata.

Più tardi quella sera Riley apprese che una persona era stata colpita da uno sparo sulla pista da ballo alla festa a cui non era andato. Era scosso. A soli 23 anni di età la violenza e la morte stavano già diventando un tema ricorrente nella sua vita. In quello stesso anno il suo fratellastro e il suo migliore amico erano stati assassinati.

Il ritmo della traccia su cui Riley ha lavorato quella notte era aggressivo, inquietante e minaccioso. Ma non aveva testo, nessun titolo e nessuna melodia.

Il sabato successivo stava andando al Neverland Ranch per incontrare Michael Jackson. Riley era nervoso. Jackson aveva già provato una manciata di persone per sostituire il leggendario produttore Quincy Jones, tra cui LA Reid, Babyface e Bryan Loren. Nessuno era rimasto.

Tuttavia Jackson aveva grandi speranze su Teddy Riley, il cui stile New Jack Swing fondeva brillantemente jazz, gospel, R&B e hip hop. Infatti forse il suo più grande successo è stato di aver colmato il divario tra R&B e hip hop, un collegamento, per inciso, che Jackson aveva sperato di trovare da quando lavorava su Bad.

Jackson ascoltò con attenzione le registrazioni che Riley aveva portato con sé e gli piacque subito quello che sentiva. I brani utilizzavano accordi diversi rispetto a come lui era abituato. I ritmi erano freschi e taglienti. Le battute oscillavano con velocità e colpivano come martelli.

Tra le diverse tracce che Jackson ascoltò quel giorno c'era quel groove su cui Riley aveva lavorato la notte della festa. Jackson non aveva alcuna idea del contesto. "Lui non ne sapeva nulla", dice Riley. "Non gli ho mai detto nulla al riguardo".

Un paio di settimane più tardi, tuttavia, Riley dice di essere rimasto scioccato nell'apprendere il titolo di Jackson per il brano: "Blood on the Dance Floor" (sangue sulla pista da ballo, ndt). A Riley venne la pelle d'oca. "Era come se avesse profetizzato quel disco. Lui percepiva la sua atmosfera".

Nel corso dei mesi successivi, Jackson e Riley iniziarono a lavorare febbrilmente su una varietà di tracce, a volte separatamente, a volte insieme ai Larabee Studios di Los Angeles. "Mi ricordo che tornò con questa melodia, ' Blood on the dance floor, Blood on the dance floor'. Io dissi 'Wow!' Lui venne fuori con questi testi e armonie. Poi abbiamo iniziato a costruirla, strato dopo strato".

Riley usò una drum machine d'epoca (la MPC 3000) per il ritmo. Il rullante venne compresso per renderlo pop ("Lo voglio secco e dritto in faccia", diceva Jackson). Era un suono che hanno utilizzato in tutto l'album Dangerous. "Ascolta 'Remember the Time'", dice Riley. "E' molto simile".

In definitiva, tuttavia, "Blood on the Dance Floor" non è finito su Dangerous . "Non era ancora finito", dice Riley. "C'erano ancora alcune parti vocali mancanti. Michael amava la canzone, ma la ascoltava e diceva 'mi piace quello che hai fatto qui, ma ci serve ancora questo qui'. Era un perfezionista".

Mentre continuavano le sessioni di Dangerous, altre tracce iniziarono ad avere la priorità, tra cui "Remember The Time" e "In the Closet". Jackson non riprese il lavoro su "Blood" fino a quasi sette anni dopo. Era il gennaio del 1997. Jackson era nel bel mezzo del suo HIStory World Tour e aveva deciso di visitare Montreux, in Svizzera, durante una pausa tra la prima e la seconda parte (secondo le notizie diffuse, mentre era lì ha anche cercato di acquistare la casa del suo idolo da lungo tempo, Charlie Chaplin ).

Qui, al Mountain Studio, Jackson si mise a lavorare sulla vecchia demo. "Abbiamo preso il DAT (Digital Audio Tape) di Teddy e ci abbiamo lavorato sopra con una squadra di quattro uomini", ricorda il musicista Brad Buxer. Il multitraccia finito, progettato, e mixato da Mick Guzauski, è stato modellato molto da vicino sull'ultima versione che Jackson e Riley avevano registrato.

"Quando l'ho sentita finita avrei voluto essere io quello che l'aveva completata", dice Riley. "Ma Michael sa quello che vuole, e lui ne era soddisfatto".

Era, in qualche modo, una canzone dance insolita. Come "Billie Jean", il suo argomento era buio e inquietante (in questo caso, un racconto sull'essere pugnalato alla schiena nel luogo meno sospetto - la pista da ballo). Le parti vocali sincopate e roche di Jackson evocano un senso di presagio, mentre la tela electro-industrial evoca un ambiente urbano moderno. Eppure la canzone si percepisce come tutt'altro che desolante. Il ritmo spacca dagli altoparlanti come una frusta e il ritornello è irresistibile.

Jackson disse a Riley che pensava che la canzone sarebbe stata un "grande successo". "Lui lo spiegò così: Un successo è una canzone che rimane in classifica per una settimana o due. Un grande successo è una canzone che rimane lì per sei settimane", dice Riley. "Sentiva che 'Blood on the Dance Floor' era un 'grande successo'".

"Blood on the Dance Floor" fu pubblicata il 21 marzo 1997. Stranamente, la canzone non venne nemmeno promossa come singolo negli Stati Uniti. Riley dice che a Jackson non importava in questo caso. "Immaginava che la gente in America l'avrebbe trovata se davvero la voleva. Non era preoccupato". Globalmente, tuttavia, la canzone prosperò, raggiungendo la Top Ten in 15 paesi e il N° 1 in tre (compreso il Regno Unito). Si dimostrò anche adatta per i remix e fu frequentemente passata nei club e nei numeri di ballo. Lasciando fuori i suoi due studio album più importanti di quel decennio, "Blood" ironicamente divenne uno dei brani ritmici di Jackson più duraturi degli anni '90.

Quindici anni dopo cosa rende la canzone unica? chiedo a Riley. "Era un suono diretto, aggressivo per Michael. Spingeva sempre per qualcosa di più forte. Ma quello che è stato davvero incredibile è come ha premeditato l'energia del brano. Sapeva di cosa si trattava anche prima che gli dicessi quello che era successo quella notte. Non ho mai visto niente e nessuno potente come Michael".

Teddy Riley
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- Traduzione a cura di 4everMJJ per MJFanSquare.
In caso di diffusione della traduzione si prega di riportare la fonte, grazie.
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"Io cercherò la mia stella finché non la troverò. Si nasconde nel cassetto dell'innocenza, avvolta in una sciarpa di meraviglia. Mi servirà una mappa che mi dirà quale sarà il suo posto, e occuperà poco spazio. Ma siamo quasi cinque miliardi, e il cielo è di tutti. Cerca la tua stella e lasciala su nel cielo. Ce l'hai ancora, vero?" ♥️

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Messaggio Da mija.jami il Gio 10 Mag - 19:56

Giady-MJ ha scritto:

Jackson disse a Riley che pensava che la canzone sarebbe stata un "grande successo". "Lui lo spiegò così: Un successo è una canzone che rimane in classifica per una settimana o due. Un grande successo è una canzone che rimane lì per sei settimane"

Pienamente d'accordo! Michael,questa canzone è un grande successo.
E che orgoglio per noi italiani avere un connazionale nel video di una canzone grande successo della superstar più super di tutti i tempi....


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Messaggio Da ale.mj il Gio 10 Mag - 20:25

E lo sarà per sempre... ♥ Quanto la adoro...!!!

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