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19 luglio 1992 - 19 luglio 2012: vent'anni dopo la strage di Via D'Amelio

mija.jami
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19 luglio 1992 - 19 luglio 2012: vent'anni dopo la strage di Via D'Amelio Empty 19 luglio 1992 - 19 luglio 2012: vent'anni dopo la strage di Via D'Amelio

Messaggio Da mija.jami il Gio 19 Lug - 9:20

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

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Anniversario dell'eccidio mafioso che causò la morte del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta
Vent'anni fa la strage di Via D'Amelio. Ingroia: siamo nella stanza della verità

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Palermo, 19 lug.- (Adnkronos) - Sulle stragi mafiose del '92 "abbiamo finalmente varcato l'anticamera della verità, ora siamo entrati nella stanza della verità. Pensavamo, però, di trovare una stanza illuminata, invece era buia. Qualcuno aveva sbarrato le finestre e qualcuno aveva fulminato le lampadine. Siamo da soli e con le candele". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia intervenendo ieri sera a Palermo alla commemorazione di Paolo Borsellino nel ventennale della strage di via D'Amelio. "Leggendo in questi giorni i giornali - ha aggiunto - con commenti illustri di giuristi, giornalisti e politici, ho notato che nessuno purtroppo vuole illuminare quella stanza buia della verita'". Sempre durante il suo intervento, piu' volte interrotto dagli applausi, Ingroia ha ribadito: "c'e' il perpetuarsi dell'allergia alla verita'. Da parte della politica non e' mai stato fatto un passo avanti per l'accertamento della verita'". E ancora: "Vogliamo che nessuno dica alla magistratura di fare passi indietro sull'accertamento della verita'". "Per accertare la verita' sulla strage di Borsellino prima ancora che domandarci chi uccise Paolo dobbiamo interrogarci sul perche' Paolo e' stato ucciso”, ha detto ancora Antonio Ingroia, intervenendo alla conferenza “Trattative e depistaggi” organizzata da Antimafia. “Era questa la stessa domanda che Borsellino si poneva a pochi giorni dalla morte dell'amico e collega Giovanni Falcone - ha detto - In tutti noi che al tempo eravamo li' in via d'Amelio c'era la consapevolezza che c'era qualcosa di anomalo in quella strage, di quasi unico che non si spiega solo con il fatto che Paolo era un nemico giurato di Cosa Nostra”. Poi il procuratore aggiunto di Palermo ha continuato “Vent'anni sono tanti e troppi perche' si accerti la verita' su un fatto del genere”.

"Quest’anno non sono qui per Paolo, ma perche' ci sono dei giudici vivi da proteggere. Sono qui per questi magistrati. Li vogliamo vivi, non li vogliamo piangere. Vogliamo dei magistrati che indaghino e trovino la verita', e non permetteremo che nessuno si ponga come ostacolo alla ricerca di questa verita' e giustizia, fosse anche il presidente della Repubblica", dice invece Salvatore Borsellino a conclusione della conferenza “Trattative e depistaggi” di Antimafia Duemila a Palermo. E un coro di voci si e' alzata per gridare 'Paolo vive'.

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Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.

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Io queste immagini qui non le avevo viste. Sentire quel poliziotto che chiede al giornalista di uscire dall'aria in cui stanno lavorando e ,alla stupida risposta dell'operatore "Ma devo registrare", si altera a gli dice "Ma che deve registrare, corpi mutilati?", mi ha messo i brividi.


Ultima intervista a Borsellino in occasione dell'intitolazione di un'aula a Rosario Livatino
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Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.

Questa è l'intervista che Borsellino rilasciò a Lamberto Sposini per il Tg5 nel giugno 1992. Questo è il video integrale ante-montaggio e quindi l'audio e sfasato e si ripetono un paio di domande (una volta si sente Borsellino dire "Ho l'impressione sia saltata la luce"). La domanda su come fosse cambiata la vita di Borsellino dopo la morte di Falcone è stata ripetuta tre volte perchè Borsellino non riusciva quasi più a formare un discorso compiuto.


Paolo Borsellino | La forza delle sue parole a vent’anni dall’attentato

Nell’Italia dei misteri, oggi ricorrono i vent’anni di un attentato i cui contorni, lungi dall’emergere dall’oscurità, sembrano infittirsi di ombre col passare del tempo. Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, un’esplosione di tritolo e altri esplosivi metteva fine alla vita di Paolo Borsellino e di cinque componenti della sua scorta: Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina.
Più delle parole che possiamo aggiungere noi che gli siamo sopravvissuti, hanno forza quelle del magistrato, che assieme a Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta ha condotto una battaglia senza pari alla criminalità siciliana lavorando nel pool antimafia ideato da Antonino Caponnetto (che a sua volta sviluppò un’idea di Rocco Chinnici, altra vittima di mafia):
«Io voglio decisamente credere, me lo impongo, che la morte di Falcone sia un fatto così dirompente, così drammatico, che bandendo ogni sofisma, ogni ipocrisia, ogni situazione di compromesso, il potere politico riesca finalmente ad avere la forza di prendere una serie di decisioni ordinarie ma drastiche, perché i magistrati non debbano sempre lavorare quasi nonostante le norme. Talvolta alcune di esse sembrano fatte soltanto per difficultare il lavoro. Se non si pone rimedio a questa dicotomia fra il molto che si conosce e il poco che si riesce a condannare, viene quasi voglia di alzare le braccia».
Questa una delle tante dichiarazioni raccolte nel documentario sugli ultimi giorni di vita di Paolo Borsellino dal titolo “L’uomo che sapeva di dover morire”, di Maria Grazia Mazzola. Il film è stato trasmesso su Rai1 domenica 15 luglio alle 23,20, all’interno del contenitore “Speciale Tg1” che peraltro si sofferma, nel finale, sulla scomparsa della fantomatica “agenda rossa” del magistrato, su cui fonti informate riportano che egli appuntasse le questioni più delicate della sua vita personale e professionale, nonché gli argomenti che intendeva riferire alle autorità. Un’agenda che non è mai stata trovata all’interno della borsa, intatta, che Borsellino lasciò nell’auto poco prima di essere ucciso. Un elemento che sarebbe fondamentale per proseguire le indagini di cui proprio allora iniziava a occuparsi e di cui ancora poco si sa e quasi nulla si dice, ossia la trattativa Stato-mafia, con cui quest’ultima proponeva alle istituzioni di trovare un accordo per fermare le stragi, in cambio di una contropartita da definire.
A vent’anni dalla sua morte, Borsellino meriterebbe se non altro che si scoprisse la verità sull’attentato che l’ha ucciso. E invece, «non solo non sappiamo chi l’ha ucciso -scrive Enrico Deaglio nel suo libro “Chi ha ucciso Paolo Borsellino. Una storia di orrore e menzogna”-, ma innumerevoli versioni, continue verità, continuano ad ucciderlo. Borsellino viene continuamente riesumato in uno spettacolo macabro che insulta la sua memoria e noi spettatori».

FONTE: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]

[Bisogna liberarsi da questa catena feroce dell'omertà che è uno dei fenomeni sui quali si basa la potenza mafiosa. Si è legati a questo fatto dell'omertà, del non riferire nulla delle cose di Cosa Nostra all'esterno, di non sentire lo Stato, di sentire sempre lo Stato come un nemico o comunque come una entità con cui non bisogna collaborare


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Questo è il link al quale è possibile rivedere lo Speciale TG1 di domenica

[ b]Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.


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19 luglio 1992 - 19 luglio 2012: vent'anni dopo la strage di Via D'Amelio Empty Re: 19 luglio 1992 - 19 luglio 2012: vent'anni dopo la strage di Via D'Amelio

Messaggio Da Monnie il Gio 19 Lug - 12:33

"Borsellino viene continuamente riesumato in uno spettacolo macabro che insulta la sua memoria"
Come non dargli ragione..!!
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