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La VERITA' su Michael Jackson

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Messaggio Da ale.mj il Lun 26 Ago - 19:53

Giovedì il leggendario cantante americano avrebbe compiuto cinquantacinque anni


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Di Gabriele Antonucci
Lunedì 26 Agosto 2013, 19:27


Il 29 agosto Michael Jackson avrebbe compiuto cinquantacinque anni, ma un destino tragico e beffardo lo ha portato via il 25 giugno del 2009, a causa di una dose eccessiva di medicinali. Pochi giorni dopo sarebbe partito il tour This is it, che avrebbe segnato il suo trionfale ritorno sulle scene all’Arena O2 di Londra per gli ultimi, spettacolari concerti della sua carriera.
Michael Jackson non è stato solo il Re del Pop, definizione che suona troppo riduttiva soprattutto visto cosa è diventato oggi il pop, ma è stato il numero uno della musica e del ballo, l’unico a eccellere in entrambe le discipline. Mentre grandi artisti come Bob Dylan e Bruce Springsteen hanno raccontato con verità e con poesia quello che accadeva nel mondo, Jackson ha fatto qualcosa di più: ha creato un nuovo mondo, nel quale non ci sono più distinzioni tra musica, ballo, video e messaggio, una dimensione parallela in sui si viene catapultati ogni volta che si preme play sul proprio stereo o lettore dvd. Michael è stato il primo artista ad abbattere gli steccati di genere, portando la musica nera fuori dalla comunità afroamericana e diffondendola in tutto il mondo, coniugando in modo assolutamente originale funk, soul, r&b, gospel, rock ed elettronica.
Album come Dangerous e Invincible sono stati così innovativi e avanguardistici nelle sonorità da non sfigurare affatto con le migliori produzioni pop e dance di oggi. Jackson ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura popolare degli ultimi quarant’anni, percorrendo strade artistiche che nessuno aveva mai intrapreso, trasformando i video in veri e propri film, inventando passi di danza che vengono oggi insegnati nelle scuole di ballo, innalzando il pop a vera e propria forma d’arte.  
Mentre tutti conoscono i suoi record di vendite, pochi sanno che l’ex leader dei Jackson Five è stato il maggior filantropo dello show business, con 400 milioni di dollari donati a ospedali e a orfanotrofi, cifra certificata dal Guiness dei primati. Il messaggio delle sue canzoni è all’insegna della pace, della speranza, della difesa della natura, della fratellanza tra i popoli. Decine di cantanti si sono ispirati alla sua musica, ma nessuno ne ha mai eguagliato l’originalità, la freschezza e l’intensità emotiva. Eppure da quasi trent’anni sui media si parla di Jackson più per screditarlo con fantasiose ricostruzioni che per metterne in luce le sue straordinarie qualità di artista.
Il nostro obiettivo è quello di far conoscere ai lettori la verità sull’uomo Michael, una persona generosa, sensibile, curiosa e colta.
Due mesi fa un tabloid britannico ha riportato alcuni fantomatici files dell’FBI che mostravano come Jackson abbia pagato 35 milioni di dollari per comprare il silenzio di «due dozzine»di ragazzi, numero più volte contraddetto, vittime di abusi da parte del cantante. In realtà alcuni giornalisti, più desiderosi di scoprire la verità che di cavalcare facili scoop, hanno messo in evidenza le numerose incongruenze dell’articolo, prima di tutto che i presunti documenti dell’FBI non appartengano all’intelligence americana, ma sono semplici fotocopie di trascrizioni fatte da un investigatore privato, dal passato poco limpido. Al di là dell’evidente inconsistenza di queste fantasiose accuse, è bene chiarire una volta per tutte la natura dei rapporti tra Michael e i bambini, troppe volte fonte di equivoci e di maldicenze.
Chi, meglio dello stesso Michael, ha fatto chiarezza su questo punto? «Il prezzo che ho pagato al successo è la mia infanzia: non ho potuto fare quello che si fa da bambini. Non ho giocato, non ho avuto amici, solo gli impegni musicali e i miei fratelli. Molti oggi mi domandano perché mi circondo di bambini: è per l’infanzia che non ho avuto, adesso la trovo nei bambini, a Disneyland, nei cartoni animati e nei videogame». Jackson,  in un’altra intervista, ha aggiunto: «Con i bambini riesco ad avere quell’amicizia e quell’intesa che non riesco ad avere con gli adulti. In più, i bambini non mi hanno mai ingannato o fatto del male, mentre gli adulti sì».
Il Re del Pop ha iniziato a lavorare nel mondo della musica a soli cinque anni. Tutti i giorni, dopo la scuola, i Jackson Five provavano le canzoni nel salotto di casa e andavano avanti fino alle ore piccole, con ritmi di lavoro durissimi da sostenere. Quando uno dei fratelli sbagliava, veniva punito a frustate da parte del padre-manager. Michael, proprio perché era il talento più limpido dei Jackson Five, è stato il bersaglio principale delle violente attenzioni del padre. Non bisogna essere psicologi per capire come il cantante abbia costantemente cercato di riappropriarsi della sua infanzia e, in quanto vittima di violenze fisiche e psicologiche, abbia fatto della difesa dei bambini la sua ragione di vita.
Il leggendario Neverland, la sua casa-lunapark, era un luogo di gioia che accoglieva, per un breve periodo, bambini gravemente ammalati di cancro e le loro famiglie. Neverland era sempre affollato di persone, tra domestici, addetti alla sicurezza e soprattutto i genitori dei piccoli ospiti. Non si capisce, quindi, come  il cantante possa aver commesso degli abusi con decine di occhi costantemente puntati su di lui. Un’altra accusa che per tanti anni è stata fatta all’artista è stata quella di essersi sbiancato, come se volesse rinnegare le sue radici afroamericane, di cui invece andava fiero e orgoglioso. Michael aveva ereditato dal padre la vitiligine, una malattia che provoca estese macchie bianche, tanto più evidenti su una persona di colore. Attraverso il trucco e le luci, il cantante cercava di rendere meno evidenti queste differenze di colore, ma non si è mai sottoposto a schiarimenti della pelle, una pratica che, peraltro, non risulta sia ancora possibile realizzare. Esemplare di come possa essere distorta la realtà è la leggenda metropolitana che Michael dormisse in una camera iperbarica per mantenersi giovane più a lungo. In realtà quella camera iperbarica era una delle tante donazioni che l’artista aveva fatto a un ospedale, il Brotman Medical Center di Culver City, dove lui stesso era stato ricoverato nel 1984 in seguito all’incidente durante le riprese dello spot Pepsi, nel quale riportò ustioni di secondo e di terzo grado sul viso e sul cuoio capelluto. Il cantante, da giocherellone quale era, si divertì a provare la camera iperbarica e così quella foto fece il giro del mondo, alimentando la maledicenza.
In pochi sanno, inoltre, che Jackson era un lettore attento e vorace, con una biblioteca di oltre ventimila volumi. Amava i romanzi di Barrie e di Dickens, le opere di Blake, Emerson e Wordsworth, le biografie di Einstein e di Michelangelo. Per quest’ultimo aveva una vera e propria venerazione: «Sono un patito di Michelangelo e amo il modo in cui il suo spirito è rappresentato in tutte le sue opere. Lui era consapevole che, dal giorno in cui sarebbe morto, la sua arte sarebbe vissuta in eterno». Forse neanche Michael era consapevole che la sua musica, la sua danza e il suo messaggio, più forti del gossip e dei presunti scoop, sarebbero vissuti in eterno, così come l’affetto e la riconoscenza dei milioni di fan che lo hanno capito e amato.

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Scusate, ma non sapevo dove era meglio postare questo articolo è l'ho fatto qui, perché mi sembrava più opportuno.
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Messaggio Da mija.jami il Lun 26 Ago - 22:19

Tranquilla Aurora,va bene qui. Mi sorge solo un dubbio: questo giornalista è quello che avrebbe dovuto scrivere l'articolo su OGGI e che poi ha lasciato spazio a Armonica Essenza in quanto lui per lavoro avrebbe scritto più sul lato artistico che su quello umanitario e delle menzogne che girano da sempre su Michael; come mai a due giorni dall'uscita della rivista pubblica un articolo simile on line????


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Messaggio Da MaryLoveMj il Lun 26 Ago - 22:41

Ah e lo stesso giornalista che doveva scrivere l'articolo per OGGI? Bho perché l'abbia pubblicato on-line non lo so '-'

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